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Io le capisco le persone che si ammazzano senza lasciare neanche un biglietto. Nei film sui delitti può sembrare una prova a sfavore di un presunto assassino, ma nella vita vera non è così; succede perché sei così stanco da non saper che cosa scrivere perché niente cambierà la tua scelta. Io capisco anche quando dall’altra parte la voglia di non avere problemi e la frenesia ci portano a parlare con un egoismo paragonabile alla cattiveria. E’ la catena della vita: distruggi per poter sopravvivere.

Mi ricordo, una volta, tanti anni fa. Quando ero una solo una ragazzina e soffrivo per le prime delusioni d’amore o perché i miei amichetti non mi accettavano.  Un pomeriggio una signora si avvicinò a mia mamma. Premessa: dovete immaginare la Renata come una donna tutta d’un pezzo, sempre ben vestita con dei tailleur eleganti, la piega fatta e i gioielli. Quelli che le regalava mio padre per sentirsi meno in colpa del lavoro che lo allontanava dalla famiglia. Ma tutto ciò era descritto, a noi tutti, “per il bene della famiglia.” – Una famiglia agiata, che tutti conoscevano e rispettavano. Mio padre faceva un lavoro di responsabilità in una grande azienda, avevamo una casa bellissima in centro e l’invidia, è risaputo, se riesci a farla entrare, distrugge tutto ciò che ha intorno. Ma questa e’ un’altra storia.

Torniamo a noi: questa donna la guarda e le fa: “dovrebbe farla curare sua figlia, è pazza!” mia madre si irrigidì. Ricordo ancora la sua faccia. Sono certa che dentro di lei pensò che aveva fatto il possibile per renderci (io e mia sorella) piccole donne di domani; migliori. Rispose con cortesia e non mi fece mai pesare quello che aveva detto quella donna. Sono certa sapesse che non era vero e avesse ridimensionato la verità ignorante con quella reale. Da lì imparai la lezione che la gente parla a sproposito, a volte solo per dare aria alla bocca o per espiare le proprie fustrazioni. Credevo di aver dimenticato questo fatto, ma ogni tanto, quando si fa pulizia introspettiva della mente, le cose tornano a galla.

Mia madre ha sempre detto che ciò che la gente. quando non capisce, fa vera paura. Di fondo è così, da questo nasce tutto. Dalla paura di non essere capiti, giudicati e di non trovare aiuto, da qui nasce il bisogno di rinchiudersi in se stessi. Al buio, per dormire e ricaricare le energie; sperando che siano quelle a servirci veramente per trovare la forza. Energie e forza non sono la stessa cosa, puoi dormire tutto il giorno ed essere stremata. Puoi affrontare le discussioni ma se non sei lucida crederai mai nei tuoi valori, non ci sarà persuasione né volontà. 

Così, da allora, pur di non deludere i miei genitori, quando volevo starmene da sola al buio mi isolavo dicendo di essere stanca. Utlizzando quel buio e quel silenzio come la ‘Coperta di Linus’, lì sotto, nessuno può dirti cosa non sei o perché non vai bene. Nessuno può mentire, nessuno può infierire. Ma se dimostri per un attimo le tue debolezze, nessuno ti prenderà per mano. E quel vuoto di solitudine che ti adatti addosso come un abito di Dior Haute Couture diventa una secondo pelle; un’armatura.

Il malessere dell’animo è ciò che ti impedisce di sorridere, di reagire, di comprendere che la vita è un bene prezioso. Perché ti impietrisce, così ti isoli dagli amici, dalla famiglia e non puoi sbagliare se  sei tu da solo. Il messere dell’anima è quello in cui vorresti poter parlare con qualcuno quando ti svegli dopo un giorno di sonno ma hai paura di dire qualcosa di sbagliato e resti allacciato alle insicurezze. Quando provi a lavorare e non ci riesci.  Quando non hai più la forza di mettere insieme le parole, anche se per te dettagli e parole, sono tutto. Il malessere dell’anima lo capiscono solo le persone che ci sono passate e le anime di chi, troppo stremato, ha deciso di farlo cessare. 

 

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Elisabetta Bertolini

The author Elisabetta Bertolini

Nata a Cremona nel 1987, Elisabetta Carlotta Bertolini è una blogger e influencer appassionata e fantasiosa, sempre attenta alle ultime tendenze della moda. Diplomata al liceo artistico, alterna la sua vita da blogger fashionista a quella di dolce mamma della piccola Gaia. Il suo blog nasce nel 2013, esattamente il 27 marzo, e in soli due anni si afferma come uno dei più seguiti a livello nazionale e internazionale.

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