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Sapete, iniziare il lunedì con un post che mi mette a nudo ha il suo perchè. Voi direte, ma chi te lo fa fare, perché sei masochista!?

Credo fermamente in due cose fondamentali: la prima è che abbattere i muri prima che sia un‘altra persona a farlo al mio posto sia importante, la seconda è che l’ironia sia il sale della vita.

Arrivo da un momento della mia vita in cui ho accumulato una buona dose di delusioni. Mi arrabbiavo con il karma, ogni volta, che ne ricevevo una e mi chiedevo: “Perché? Perché tutti se la prendono con me?”. Da questa domanda scaturivano le più profonde e gigantesche torte mentali su quanto fossi inadeguata e meritassi la solitudine. Sul mio non saper stare al mondo e complessi di ingratitudine. 

Poi, ho capito, ho capito che il problema non poteva essere banalizzare il #maiunagioia perenne. Che il mai una gloria era una convinzione radicata in me. Ho quindi pensato che se stavo attraendo gente negativa a me o se sbagliavo metro di giudizio quando mi relazionavo con vecchie e nuove compagnie era solo perché avevo sbagliato prospettiva. Cambia tutto quando analizzi la situazione da un diverso punto di vista. 

Mi sono guardata dentro è ci ho trovato tanta rabbia; verso tutto e tutti. Pensavo che l’intero mondo mi avesse preso di mira e io fossi la vittima. 

Mi sentivo presa in giro senza pensare che ero io la prima che avevo preso in giro me stessa. Circondata da persone sulle quali avevo adagiato scelte, fiducia, felicità. Suddividendo il tutto in tanti piccoli pezzi per svuotarmi e delegare tutto. Pur di non soffrire. Ma così facendo soffrivo il doppio. 

Sembra assurdo, io dopotutto stavo scappando dal dolore, ma così facendo accumulavo ansia e quindi sofferenza.

Poi ho capito che il dolore dovevo farlo entrare. Perché solo perdonando le persone che mi hanno fatto del male avrei potuto perdonare me stessa. 

Così ho deciso di scrivere questo post, con le lacrime agli occhi, un lunedì mattina qualsiasi. Perché messo per iscritto è più facile, perché ciò che scrivi è per sempre. Non voglio scappare e fingere di stare bene per anni e poi al primo insuccesso o incidente di percorso guardarmi indietro. Voglio essere davvero serena. Me lo merito.

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Inventerò dei nomi di fantasia (Luca Guarneri docet) racconterò quello che che mi ha provocato dolore e come farò a non tramutarlo in sofferenza. Vi invito a fare lo stesso su un foglio bianco, quando vi sentirete bene, dopo un dispiacere ma con la paura di cadere ancora nel vortice. Lo farete per voi perchè le paure fanno erigere dei muri di confine che alla lunga feriscono solo noi. 

  1. Alice (l’infame) si annoiava e ha aspettato un fitto momento della mia debolezza per dare una sferzata di novità alla sua. Ha scelto di prendere l’iniziativa, come mai aveva fatto prima. La sua vita era probabilmente ricca di insuccessi e dalle basi poco solide. Ha aspettato che mi fidassi ciecamente, ha gioito con me nei momenti felici, ha trepidato per me in attesa di risposte e poi… si è dimostrata la persona piccola che non avrei mai voluto trovarmi affianco. Questo ha provocato più dolore a me che a lei, ne sono certa. Io? Mi sono accorta che io avevo in mano tutti gli strumenti per diventare grande, le mie esperienze me li avevano dati. Anche il dolore se sfruttato positivamente può essere uno strumento e una via d’uscita. Eppure avevo investito in un legame d’amicizia che credevo sincero nel bene e nel male e la mia fiducia era stata mal riposta. Mi sono sentita vuota, debole e mi svegliavo di notte con le apnee notturne. Imperdonabile direte voi. E invece, io Alice ti perdono, perché i tuoi limiti ti impediscono di avere un livello di consapevolezza pari al mio. Perdono me stessa perché lo sapevo, si evinceva dai nostri discorsi, e nonostante tutto mi sono fidata. Voglio mettere in pratica il mio perdono. 
  2. Roberto (lo spione) sono stata in ospedale. Forse non tutti lo sanno e non voglio entrare nel merito. Non avrei voluto che nessuno lo sapesse in realtà. Ora mi vergogno, anche a distanza di mesi, perché lo hanno saputo già in troppi. Anche grazie a chi era di turno quella notte, lui si è giustificato dicendo che gli pareva giusto dirlo in giro (testualmente). Avrei potuto fargli causa, però ho deciso di perdonarlo perché portare altra rabbia al dolore pregresso farebbe male solo a me, non voglio alimentare una sofferenza che voglio solo spegnere facendo tante cose belle, dimostrando a me stessa che posso essere migliore di così. Quindi Roberto ti perdono, non rovinerò la tua vita, non ti farò perdere il posto di lavoro per vendetta.
  3. I curiosi, quelli che mi hanno ascoltato e mi hanno fatto raccontare solo per alimentare la propria curiosità, quelli che andrebbero riconosciuti subito ed allontanati. Beh a voi il perdono più difficile perché io capisco la curiosità, sono così curiosa che a volte divento masochista. Vi perdono, vi auguro una vita lunga e serena.
  4. Tu, non saprei darti un nome che non sia il tuo, ho capito che riesco a non pensarti proprio e questo mi ha reso felice come una bambina. Sei sparito come sei arrivato in maniera concentrica, nell’etere come quei ricordi di quando sei piccola che non sai se sono mai accaduti. Mi sono odiata per un anno intero per quello che mi sono permessa di diventare e per come sono retrocessa in ogni categoria della mia mappa della vita. Alla fine ora lo so che eri invidioso della mia vita e hai cercato in tutti i modi di rovinarmela senza compassione, probabilmente per noia. Avrei voluto chiederti cosa ti avessi fatto per meritarmi tutta questa cattiveria. Saperlo mi avrebbe aiutato a crescere e migliorarmi. Ma non mi importa più. Ti perdono perché con quel briciolo di sincerità che mi è rimasto penso che siamo riusciti a tirare fuori il peggio di noi. Nessuno merita di avere accanto qualcuno che tiri fuori il tuo peggio soprattutto quando si fatica a vedere il proprio meglio. Spero che riuscirai a vedere il tuo, prima o poi, e  lasciare da parte  bugie ed inquietudini. Dall’altro lato spero anche che non leggerai mai quello che sto scrivendo e che non mi penserai mai più come farò io: promising.
  5. Me, perdono me per aver malriposto fiducia e per aver deluso chi aveva puntato tutte le sue speranze su di me. Con la speranza di non deludere più me stessa, per prima.

 

 

orizzonti

 

ph scattate con fotocamera Sony Alpha da un Alphalover

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Elisabetta Bertolini

The author Elisabetta Bertolini

Nata a Cremona nel 1987, Elisabetta Carlotta Bertolini è una blogger e influencer appassionata e fantasiosa, sempre attenta alle ultime tendenze della moda. Diplomata al liceo artistico, alterna la sua vita da blogger fashionista a quella di dolce mamma della piccola Gaia. Il suo blog nasce nel 2013, esattamente il 27 marzo, e in soli due anni si afferma come uno dei più seguiti a livello nazionale e internazionale.

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