Le persone nella vita reale non sono mai esplicitamente cattive. Difficilmente troverai un Lucius Malfoy o un Jocker.
La cattiveria nella quotidianità del 2025 si nasconde, si traveste nelle cose dette alle spalle, nel riportare volutamente le cose sbagliate per creare zizzania. E spesso non te ne accorgi subito perché hai la vista annebbiata, come Re Theoden mentre Vermilinguo gli sussurra all’orecchio. Ci aveva visto lungo Tolkien, lo scrive nel tomo de “Le due torri” e l’abbiamo visto nei film. E da sempre Vermilinguo, il cui nome è tutto un programma, il cattivo che più mi faceva paura da piccola. Perché riesco meglio a visualizzarlo nella vita reale, rispetto a un Darth Veder, a un Voldemort o ad una Malefica; per par condicio multi-gender.

Non serve una cattiveria plateale per ferire qualcuno, eppure chi può giudicare il livello di cattiveria? Ci sono volte in cui percepisci un’impatto più forte di altre. Essere un individuo ci lascia il libero arbitrio di soffrire in base alla condizione emotiva in cui ci troviamo quando riceviamo il colpo. Altre volte ancora non vuoi crederci e fingi tu stesso di non vedere perché aprire effettivamente gli occhi ti renderebbe vulnerabile anche a te stessa/o
Sto scrivendo questa pagina di diario publicamente sul mio blog, approfondendo questi aspetti intimi dell’individualità umana. Scrivere mi fa bene all’anima, è sempre stato così fin da piccola. Da prima scrivevo con penna su carta, su uno di quei diari con un piccolo lucchetto e chiavette microscopiche, in seguito ci siamo tutti digitalizzati e inizialmente sembrava strano pigiare i tasti e guardare lo schermo. Eppure ho fin da subito imparato a farlo alla velocità della luce. E’ strano come il nostro cervello compia azioni che ci sembrano impercettibili e sia così reattivo per certi versi e incredibilmente lento per altri. Io mi sento così quando mi capita di andare in overthinking. E’ una sensazione tremenda, non trovi? Sentirsi succubi di un pensiero e portarlo con te per tutto il tempo e in ogni dove.

La mia domanda è questa, per ricollegarmi al discorso di prima sugli antagonisti e sulla cattiveria, è davvero così? Fatichiamo a riconoscere una persona nociva che ci sta accanto, cerchiamo di giustificare le sue azioni fino a vedere un qualcosa che non esiste e che abbiamo idealizzato a nostro favore. Dico a: “nostro favore” perché la nostra mente tende a proteggerci ma se non lo facesse? Non ho abbastanza competenze neuroscientifiche per rispondere a questa domanda ma a volte faccio a pugni con il mio “io” interiore perché vorrei scantarmi e vedere le cose con più lucidità senza che si intromettano i sentimenti. Quante porte in faccia ho ricevuto per essere troppo sensibile e quante volte me lo sono sentita ripetere; di esserlo così immensamente da restare pietrificata dalle mie emozioni.
Poi ho iniziato sedute su sedute di psicoterapia e mi risuonava nelle orecchie quella cosa che diceva mia madre: non tutte le persone che dovrebbero andare in terapia in realtà ci vanno. E in questo modo ad ammalarsi sono le persone troppo sensibili, che cercano di farsi autoananalisi per aquisire consapevolezza, finché un bel giorno non scoppiano e sono costrette per problemi non loro in origine ad andare dal dottore. Sì perché il dottore della mente è come un chirurgo che ti opera alla cistifellea per rimuovere quei pensieri che non servono per forza in testa. Puoi vivere anche senza e imparare ad accettare che la cattiveria esiste, si maschera ed è probabilmente frutto di traumi infantili di altri che tu non puoi curare perché devi pensare ai tuoi.







