L’altra notte ho fatto un sogno. Era uno di quegli inverni che ti entrano nelle ossa congelando il respiro. Mi trovavo su un’ampia terrazza di freddo cemento, spoglia di ogni colore sulla quale si stagliavano un uomo e una donna.
Era tutto talmente vivido che se chiudo gli occhi li rivedo. Non ero lui, non ero lei, eppure respiravo il loro stesso affanno.
Lui indossava un paltò scuro, le spalle curve sotto il peso della stanchezza. Le parlava, e la sua voce, roca e a tratti spezzata, sembrava graffiare il silenzio gelido. Le stava consegnando una parte di sé, o almeno ci stava provando.
L’aria era densa, inquinata dal sapore di cose non dette; come verità rimaste incastrate in gola per troppa paura. Portava con sé un bagaglio pesante, fatto di cose che gli occhi non vedono ma sentono dentro, un dolore sordo, tangibile al tempo stesso che vibrava nello spazio tra di loro, in netto e doloroso contrasto con il calore irrisolto del momento. Un calore che bruciava intrappolato sotto la pelle di entrambi, incapace di trovare una via d’uscita in quel paesaggio desolato.
Poi, come sopraffatto da quel denso grumo di emozioni che non riusciva a districare, lui si è arreso. Ha interrotto le parole, ha abbassato lo sguardo e ha fatto per andarsene, per scendere e fuggire da quella vicinanza che lo costringeva a guardarsi dentro. Le ha voltato le spalle.
Ma in quel preciso istante, la mano di lei è scattata in avanti. Lo ha trattenuto. Un gesto ancorante, disperato e assoluto; la presa salda di chi si sporge sull’orlo di un precipizio per non farti cadere nel tuo stesso abisso.
Lui si è fermato. Si è voltato lentamente, disarmato, con gli occhi di chi ha combattuto una guerra solitaria per troppo tempo. Si sono guardati in quello spazio sospeso, e lei, con una dolcezza feroce, gli occhi lucidi e la voce incrinata, gli ha scagliato addosso l’unica verità che contava davvero:
«Hai portato tutto, tranne te.»
Il respiro di lui si è spezzato in una nuvola di vapore bianco. L’ha guardata come se lei gli avesse appena frugato nell’anima, smascherando ogni sua difesa. E in quell’istante, le armature di cemento sono crollate. Si sono baciati. Non un bacio leggero, ma uno scontro disperato di labbra e respiri, un bacio che sapeva di neve, di lacrime trattenute e di resa totale, in cui, per la prima volta, si sono trovati per intero.
Ciò nonostante mi sono svegliata ed ero ancora divisa a metà. Una parte era qui e l’altra non so…
Eli.B







